otiti esterne
OTITI ESTERNE
Il termine “otite esterna" fa riferimento ad una serie di manifestazioni patologiche, prevalentemente infiammatorie, che interessano i vari distretti del padiglione auricolare e del condotto uditivo. Si tratta di patologie con eziologia batterica, virale, micotica e discrasia o allergica, che colpiscono la cute; in realtà si tratta di dermatiti e dermatosi e vanno pertanto denominate in modo specifico.
Eczema del meato e del condotto:
Interessa il derma e l’epidermide, si presenta in diatesi allergica generale o locale. I sintomi sono: senso di tensione, bruciore, prurito intenso (il grattamento può provocare una sovrapposizione batterica: eczema impetiginizzato. Inizialmente la secrezione è scarsa e si rapprende in croste sottili. Il lume del meato si edemizza e tende a restringersi, la membrana può divenire iperemica. Quando la malattia è cronica la pelle del condotto si presenta dura, sottile e ricoperta da squame cutanee.
La terapia consiste in trattamenti locali a base di cortisone e, se possibile, nell’eliminazione delle cause scatenanti.
Impetigine:
Pustole e bolle insorgono bruscamente sulla pelle sana. La rottura delle bolle favorisce la formazione di croste giallastre. E’ presente linfadenite periauricolari (si gonfiano i linfonodi intorno all’orecchio). Spesso rappresenta una complicanza dell’eczema. E’ determinata da batteri come lo stafilococco o lo streptococco.
La terapia consiste nella disinfezione del condotto con soluzione borica acquosa al 3% , l’applicazione si pomate con antibiotici. Tali farmaci possono essere somministrati anche per via generale se si tratta di una forma particolarmente aggressiva ed è presente linfadenite.
Erisipela:
Interessa di solito il padiglione ed il meato, ed è provocata dallo streptococco che si fa strada attraverso piccole lesioni della pelle. E’ presente febbre, anche elevata, cefalea e malessere. La cute è arrossata, con edema diffuso, con margini a contorni irregolari.
La terapia è con antibiotici per via generale e locale. Può giovare l’uso del cortisone per ridurre rapidamente il gonfiore ed il dolore.
Foruncolo e Foruncolosi:
Il tratto fibro-cartilagineo (quello iniziale) è ricco di peli e ciò fa sì che l’infiammazione dell’apparato pilifero dia luogo facilmente alla formazione del foruncolo.La malattia può essere favorita dal trattamento oppure da fattori generali (diabete, insufficienza epatica ecc) che riducono le difese locali e favoriscono il recidivare del fenomeno. Il dolore è molto forte perché il foruncolo preme sulle sottostanti terminazioni nervose; esso si accentua con la masticazione e con la pressione del trago. E’ frequente la linfadenite periauricolare.
Se il fenomeno si estende a più follicoli piliferi si determina la “foruncolosi del condotto” che si accompagna a vivissimo dolore e restringimento del meato; è presente riduzione dell’udito e talvolta acufeni.
La terapia consiste nella somministrazione per via generale e locale di antibiotici con spettro adeguato e di cortisonici e per via locale con analoghi farmaci.
Micosi:
Detta anche “otomicosi”, è una dermatite provocata da funghi che colpisce il meato acustico ed il condotto. Il loro impianto è favorito da condizioni di umidità locale durante i bagni di mare o in piscina, ovvero nei casi di frequenti e prolungate otorree. Nella fase iniziale il prurito è intenso e spesso sensazione di occlusione auricolare.
Nella prima fase l’otoscopia fa osservare colonie di miceti sulle pareti del meato; successivamente si rilevano ammassi di materiale di colorito giallo, giallo-biancastro o nerastro, in relazione con la tipologia di miceti .
Anche se l’esame otoscopio può essere determinante per la diagnosi è indispensabile praticare, durante la visita, un tampone auricolare prima di inziare la terapia.
La terapia consiste nella detrsione delle pareti del condotto e del meato, e quindi nell’applicazione locale di farmaci antimicotici in formulazione latte o emulsione cutanea. Tale trattamento va prolungato di alcuni giorni oltre l’apparente guarigione clinica. In alcuni casi può giovare anche la terapia per via orale.
Condrite e Pericondrite:
Sono infiammazioni del pericondrio e della cartilagine, talora anche particolarmente gravi per il danno estetico che può residuare alla guarigione, conseguenti all’eczema impetiginizzato, alla foruncolosi e raramente alla chirurgia della mastoide. La malattia deriva da una raccolta asessuale (germi piogeni) posta tra pericondrio e cartilagine.
La terapia si differenzia in base allo stadio della malattia: inizialmente può essere sufficiente un intensivo trattamento con antibiotici per via generale che copra tutto lo spettro di batteri, successivamente è necessario ricorrere alla chirurgia per eliminare i sequestri necrotici di cartilagine.
Erpes zoster oticus (Sindrome di Ramsay-Hunt):
E’ causato dalla localizzazione del virus erpetico alle terminazioni nervose dell’orecchio. E’ presente febbre, cefalea, astenia, dolori violenti all’orecchio che si diffonde in profondità, linfadenite reattiva periauricolare. Si osservano vescicole sulla conca e sul padiglione, la rottura di queste ultime provoca la fuoriuscita di un liquido biancastro-giallastro, quindi si formano delle croste che successivamente assumono un colore scuro. L’ herpes può estendersi ai due terzi anteriori del bordo linguale ed all’emipalato omolaterale. E’ possibile la paralisi del nervo faciale che in gerere regredisce in 2-3 mesi, solo raramente è definitiva.
La terapia viene effettuata con farmaci antivirali a livello locale e per via generale opportunamente prolungati nel tempo. Può essere necessario ricorrere al cortisone (anche se controindicato nelle virosi) per ridurre la quota di edema che schiaccia il nervo faciale nel canale osseo che lo accoglie.
Otite esterna maligna:
L'otite esterna maligna è una malattia particolarmente grave per le complicanze che possono derivarne; si presenta in genere nei pazienti anziani diabetici o debilitati.
Inizia come una banale infezione del condotto uditivo esterno con lieve dolore auricolare, otorrea di modesta entità e deficit uditivo non particolarmente rilevante.
Il dolore rapidamente diviene incalzante e continuo, l'infezione interessa i tessuti molli e le strutture ossee circostanti. Il germe responsabile della malattia è di solito lo "Pseudomonas aeruginosa" che raggiunge la congiunzione osteo-cartilaginea del condotto uditivo, diffonde all’ osso temporale e all’occipitale e/o alla base del cranio. E’ quindi possibile un interessamento neurologico e la paralisi del nervo faciale è frequente. Purtroppo esistono casi nei quali si assiste ai coinvolgimento di altri nervi cranici e della meninge.
La diagnosi si basa sulla presenza di tessuto di granulazione nel condotto uditivo e nel riscontro dello Pseudomonas aeruginoasa al tampone auricolare. La TAC deve essere sempre eseguita e mette in luce tessuto nel condotto, ed eventulamente presenza di tessuto anche nella cassa e nelle cellule mastoidee. E’ possibile il riscontro di sequestri ossei più o meno estesi.
La diagnosi viene fatta sul repertamento del caratteristico tessuto di granulazione all'interno del condotto uditivo esterno con un esame colturale positivo per Pseudomonas aeruginosa.
La terapia è impegnativa e richiede il ricovero, anche per il monitoraggio dell’andamento della malattia che deve essere controllato anche mediante esami TAC.
Nei casi che non rispondono a terapia medica:
L'iniziale trattamento locale consiste nel rimuovere i detriti e il tessuto di granulazione dal condotto uditivo esterno e instillarvi delle gocce di gentamicina solfato.
Questa terapia, unitamente a uno stretto controllo del diabete, può essere sufficiente in alcuni pazienti nelle fasi iniziali della malattia.
Nei pazienti con malattia avanzata, con erosione ossea, o che non rispondono alla terapia è necessario ricorrere a una stratigrafia ossea per verificare il rischio di osteite o di osteomielite.
Se positiva, il paziente dovrebbe essere sottoposto a un ciclo della durata di 6 settimane di terapia antibiotica sistemica e toilettatura delle lesioni.
La terapia antibiotica per lo Pseudoimonas spesso richiede l'uso di aminoglicosidi quali la gentamicina, tobramicina, o amicacina.
Derivati della penicillina quali la carbenicillina, tircacillina, o la piperacillina possono essere efficaci e utilizzati in combinazione con gli aminoglicosidi.

